Baustelle @ Deposito Giordani (Pordenone), 29-02-08

Premetto che sono uno tra quelli che è rimasto profondamente affascinato da “Amen”, ancor più di quando ascoltai per la prima volta la “Moda del lento”. Per farla breve, i Baustelle mi piacciono, e mi piacciono davvero. L’occasione di avere la prima tappa del tour a pochi chilometri da casa, quindi, è davvero ghiotta. Appena entrati rimango piacevolmente sorpreso, me lo ricordavo molto peggio il Deposito Giordani. In attesa che inizi lo spettacolo mi intrattengo con Mattia, discutendo praticamente di qualsiasi cosa. Chi avrebbe mai detto quanto avrei rimpianto quei momenti. Bianconi, Bastreghi&Co. salgono sul palco con una buona mezzora di ritardo; ma a lasciarmi disarmato è il modo in cui inizia il concerto: tutti i componenti del gruppo immobili mentre in sottofondo suona una musica in playback. Imbarazzante. Dopo due interminabili minuti, finalmente, imbracciano gli strumenti: si inizia con “Antropophagus” e mi rendo subito conto di non essere mai stato ad un concerto con un’acustica tanto scadente; il Deposito non è cambiato proprio per niente, mi ero sbagliato. La canzone viene eseguita anche discretamente ma mi risulta del tutto indifferente: alla fine tra gli applausi scroscianti rimango immobile, sussurrando a Mattia, pure lui immobile, un “potevano anche iniziare meglio comunque…”. Proseguono con Colombo, questa veramente ben suonata, una resa live che non mi sarei aspettato: applausi meritati. E poi “questa è per don Mazzi”: ma come? Già “Charlie fa surf? Così presto? Già la scelta di eseguire consecutivamente due canzoni che si susseguono anche nell’album è una scelta infelice, suonare il singolo in questo modo è una vergogna. Vorrei già andarmene ma rimango per i 15 € spesi e per Mattia che è sceso da Padova per venire a vederli su mio consiglio. Lo spettacolo, per fortuna, prende un piglio migliore con Rachele che si prende la scena cantando “L’Aeroplano” e “Dark Room”. L’unico problema è stato il venticinquenne che, forse credendo di avere doti canore superiori alla Bastreghi, mi urlava insistentemente nell’orecchio per tutto il durare dei pezzi. Della serie: non è mai troppo tardi per crescere. Geniale, invece, il gruppetto che gridava alla signorina sul palco, al termine di ogni sua esecuzione, complimenti come “strappona”, “chiappona” e simili: una sincera stretta di mano a tutti quanti, mi avete salvato la serata. Il concerto prosegue stanco per ancora una quarantina di minuti, vengono suonate praticamente tutte le canzoni dell’ultimo album, eccetto “L’uomo del secolo”, “Ethiopia”, “Andarsene Così” e “L” (”E così sia” non la conto nemmeno), passando anche attraverso pezzi vecchi come “La Guerra è Finita”, “Sergio”, “Un Romantico a Milano”, “Il Corvo Joe” e “La Canzone di Alain Delon” nella versione più ripugnante mai ascoltata prima. Menzione particolare a “Baudelaire”, riuscita davvero divinamente, uno dei pochi momenti, se non l’unico, in cui non ho creduto di aver buttato via i soldi. Dopo questa i Baustelle si prendono una piccola pausa. Quando rientrano attaccano subito con “La Canzone del Parco”: era ora, finalmente qualcosa dal primo disco. Bellissima, e la cosa migliore è che subito dopo inizia anche “Gomma”. La situazione sembra raddrizzarsi se non fosse che poi, in un attimo, dopo il primo ritornello si compie il reato di lesa maestà divina: improvvisando il medley più brutto della storia della musica tutta, attaccano “La Canzone del Riformatorio” accompagnata da una base ritmica tamarro-dance. Ho i conati, senza scherzare. Ormai sono fermo immobile e guardo con disprezzo e forte odio verso il palco quei tre burattini, colpevoli di aver distrutto il fascino di una delle canzoni italiane più belle degli ultimi dieci anni. Si impegnano anche nel dignitoso congedo di “Andarsene Così” (a proposito, tralasciando tutti i pezzi vecchi che questa sera sono stati dimenticati, ma “L”, che tra l’altro è la canzone più bella di “Amen”, costava tanto suonarla? Hanno persino pensato bene di fare “Panico!”…), ma ormai che importa? I Baustelle hanno delle canzoni magnifiche; l’unica, ma grossissima, pecca è che stasera le hanno suonate senz’anima. Il pubblico, poi, ce l’ha messa tutta e ha fatto il resto. Tanto per capire, mettete a confronto Pordenone e Costabissara (Vicenza). Dio si è fermato a Treviso.

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